martedì 8 novembre 2016

I COLORI NEL MITO






















I colori, nell’arco della storia, hanno sempre giocato un ruolo fondamentale. 
L’uomo, affascinato dalle varie sfumature cromatiche, durante l’antichità iniziò ad attribuire ad ogni colore un significato che trascendeva la mera percezione.

L’arcobaleno ad esempio rappresentava il ponte fra il mondo spirituale e quello materiale.
In Mesopotamia l’uso esoterico dei colori era esplicato attraverso le Ziqqurat dove ogni piano era dipinto di un colore diverso, mentre in Egitto il colore rappresentava l’essenza stessa delle cose.

Per quanto riguarda il grigio antracite al fine di analizzarne la visione all’interno dalla storia mitologica è necessario ricondurlo al colore nero.


La preparazione della tinta nera e di conseguenza del suo utilizzo risale al Mesolitico. 
E’ considerato il colore del buio, della morte, del male, del mistero ed è bilanciato dal suo opposto: il bianco.



· Il nero colore e simbolo del principio

Per tutti i popoli l'immagine della Genesi è sempre stata associata a quella di 'Caos', senza luce, solo vuoto e tenebre; di conseguenza il nero è stato definito come colore della sintesi universale, dell'assenza e della presenza di ogni cosa, del mistero e dell'ignoto...(visione e teoria dell'Uovo Cosmico: massa concentrata di potenzialità di creazione)..."nero come colore matrice, utero gestazionale da cui nacquero o mondi"(e qui abbiamo numerosi esempi di racconti mitologici dove grotte e nascondigli sono luoghi in cui si comunica con gli dèi).

· Il nero simbolo di fecondità

L'immagine del nero aggiunta a quella dell'acqua si collega direttamente a quella di carica fecondativa, creativa, generatrice dell'Oceano Primitivo, con insita intelligenza della costruzione.

Allo stesso modo la terra è simbolo matrice dell'esistenza terrestre ed umana (in Egitto Osiride ed in genere la figura maschile sono neri, simboli di fecondità, legati allo straripamento del Nilo e alle proprietà del limo).

· Il nero simbolo di regressione e morte

Così come per 'venire alla luce' si intende l'abbandono dello stato oscuro, così 'spegnersi alla luce' significa la morte… comunque sia insomma il nero è l'ambiguità dell'esistenza umana sospesa tra l'esistenza ed il nulla. Per gli Egizi negli Inferi l'anima si rigenera prima di reincarnarsi, mentre per le altre civiltà, Ebraici, Romani, Greci e i popoli della Mesopotamia, essi sono un luogo senza ritorno, dove anche le divinità possono cadere, a prova del fatto che anch'esse possono estinguersi.

· Il nero nel lutto

In segno di lutto in tutte le civiltà il manto nero è indossato a tale scopo, aggiunto al sacrificio di animali dal pelo nero per i riti funerari dedicati agli eroi (Greci).

· Il nero simbolo del male

E' sempre stato un colore ambiguo, oscuro, con racchiuse un sé le potenzialità del bene e del male, collegato agli aspetti notturni della psiche, dove l'anima muta forma, dove la malvagità ha la meglio e si manifesta sottoforma di animali selvatici, come il cinghiale o il serpente. In Mesopotamia ed in Grecia il male è femmina, per cui le divinità (femminili) degli inferi sono oltremodo informi, con sembianze metà uomo-metà bestia, oppure animale-tempesta...per cui un colore di aggressione, paura, distruzione, svuotato di luce.

· Il nero simbolo di rigenerazione

Se si analizzano le visioni di diverse civiltà ci si rende conto che durante il percorso della vita, la morte è il passaggio obbligato per la resurrezione nella vita eterna, nella successione Nero-Luce-Colori. Esempi ce ne sono in abbondanza: Osiride (dio egiziano) e Dionisio (dio greco) sono simbolo di potenzialità di rigenerazione; Ulisse, Eracle (eroi greci) e Giona (per gli Ebrei) hanno dovuto operare una regressione nel nero per poter tornare carichi di virtù sovrumane. Quindi così come gli dèi e gli eroi, anche i fedeli cercano e sperano di ripetere tale percorso, ad imitazione di quello divino.

Nella cosmologia questo eterno divenire è stato associato alla vita della galassia, al suo continuo pulsare.




MITOLOGIA ROMANA:

Saturno -Goya.



Il nero era il colore di Saturno, il dio dell’implacabile scorrere del tempo. Era onorato a Roma durante i Saturnali: la festa che coincideva con la morte e la rinascita del sole. Il rito voleva esprimere l’imperativo secondo il quale il vecchio deve morire per originare il nuovo, creando così un ciclo infinito di morte e rinascita. 
Il nero arriva quindi a rappresentare la comprensione del fatto che la morte e la rinascita sono fasi transitorie di una continuità.







MITOLOGIA GRECA:

           Apollo e Coronide- Hendrick Goltzius

Il nero è simbolo di lutto, oltre ad essere indossato, nell’antica Grecia, per i riti funebri si soleva sacrificare animali a pelo nero.
Questo colore gioca inoltre un ruolo fondamentale in un episodio relativo ad Apollo:quando quest’ultimo s’innamorò di Coronide, ordinò a un corvo dal piumaggio bianco di fare la guardia alla sua amata incinta mentre lui si recava a fare un viaggio a Delfi. Coronide non fu fedele e tradì Apollo con Ischide, ma il corvo non gli riferì l’accaduto. Quando Apollo ne venne a conoscenza, per punizione, fece diventare nere le piume del corvo. 





MITOLOGIA EGIZIA:


Nell'antico Egitto, il colore (Iwen) era parte integrante di ogni aspetto della vita quotidiana. 
Era, infatti, un indizio della sostanza di ogni cosa o del significato di una questione.

Quando si diceva che non era possibile vedere il colore degli dei, significava che non si potevano conoscere o comprendere completamente. 

Ahmose Nefertari



Il nero (kem) era simbolo di morte e della notte.
Osiride, il re dell'aldilà era anche chiamato "il nero". 
Una delle poche persone della vita reale ad essere divinizzate, la regina Ahmose Nefertari fu la patrona della necropoli, era solitamente raffigurata con la pelle nera. 




Così come il nero simboleggiava la morte era anche un simbolo naturale del mondo sotterraneo e quindi della resurrezione.
Probabilmente era anche simbolo di fecondità e persino della vita. Questa associazione era dovuta all'abbondanza generata dal limo nero delle annuali inondazioni del Nilo. Il colore del limo divenne emblematico dello stesso Egitto: il paese infatti era chiamato "Kemet" (Terra nera).Il coesistere di vita e morte li ritroviamo nell’iconografia di Osiride dove i colori nero e verde con i quali è raffigurato il dio rappresenterebbero la morte e la rinascita della vegetazione.

Anubi e Seth



Inoltre le maschere sia di Seth: malvagio dio dei deserti della sventura e del male, che di Anubi: dio dell’oltretomba e patrono dei morti e del regno degli inferi, sono dipinte di nero.





FOLCLORE BRITANNICO:


Il Cane nero (in inglese Black Dog) è una creatura notturna ricorrente nel folclore del Regno Unito. Le storie relative a questi fantasmi mostruosi sono diffuse in tutto il territorio, dalla Scozia al Galles, dall'Inghilterra alle Isole.
I Cani neri sono descritti come esseri soprannaturali dalla forma di grossi cani, con occhi fiammeggianti e pelo irsuto, dal colore nero o verde fosforescente.
Sono fantasmi ritenuti messaggeri dell'oltretomba, quindi di cattivo augurio.
Chi incontra questa creatura, anche solo di sfuggita, o sente l'odioso scalpiccio delle sue zampe, sa che la sua fine è vicina.
L'idea di questi cani mostruosi deriva dalla demonologia medievale, che aveva spesso visto nei gatti, nei cani e nei caproni neri i famigliari delle streghe, nonché le forme tipiche in cui spesso si rappresentava il Demonio.
Nell'Anglia Orientale sono noti come Black Shucks.
Nel Lancashire il cane fantasma è chiamato Skriker, oppure Gytrash.
Nello Yorkshire prende il nome di Padfoot.
I Cani neri sono una leggenda molto diffusa anche in Cornovaglia, nelle Isole Britanniche e in Galles.

« ...accanto al corpo di Hugo, con le zanne ancora affondate nella gola sbranata, c'era un essere orrendo, un'enorme bestia nera, simile a un mastino ma assai più grande di qualsiasi mastino si sia mai visto al mondo. E mentre lo guardavano sbigottiti, quella creatura dilaniò con uno strappo la gola di Hugo Baskerville volgendo verso di loro gli occhi fiammeggianti e le fauci grondanti di sangue. »
(tratto da Il mastino dei Baskerville, secondo capitolo).




Sempre in Inghilterra, alla fine del diciottesimo secolo nasce la leggenda dell’uomo nero,  la quale era inizialmente legata ai minatori delle miniere di carbone e agli spazzini.









MITOLOGIA CINESE:


Sijing

I Sijing (四灵T, 四霛S) sono le quattro bestie guardiane della mitologia cinese, note nell'onmyōdō giapponese col nome Shishin o Shijin (四神?).
In cinese i Quattro Animali (Cinese:四象, pinyin: Sì Xiàng) sono quattro creature mitologiche nelle costellazioni cinesi
Ad ognuno dei Quattro animali è stato attribuito un nome umano quando il Daoismo divenne popolare in Cina. Inoltre, vi è un quinto animale leggendario, (Cinese:黄龙, pinyin: Huáng-lóng), detto il Drago Giallo del Centro.



Xuánwǔ
Xuánwǔ (玄武S), giapponese Genbu (玄武?), coreano Hyun Moo (현무) è la tartaruga nera Guardiana del Nord. È associata all’inverno, al colore nero e all'elemento acqua (in Giappone l'elemento buddhista terra).
È spesso rappresentata come una tartaruga con un serpente avvolto in spire sulla sua schiena.
In Giappone Genbu è descritto sempre in ascolto, saggio, esperto degli insegnamenti del Buddha e capace di predire il futuro. 
La tartaruga è simbolo di lunga vita e felicità, giunta a mille anni è capace di parlare il linguaggio degli esseri umani. 

Il suo culto sopravvive attraverso la figura indianizzata di Myōken Bosatsu (妙見菩薩?) ma spesso è assimilato alla sua controparte buddhista, più popolare, Tamonten (Vaisravana, versione buddhista del dio induista Kubera).

La tartaruga è uno degli Emblemi Celesti, simbolo di longevità e saggezza; si dice che il suo guscio sia la cassaforte dell'universo. In particolare tartaruga e serpente insieme sono simbolo di longevità; si dice che la loro unione mise in pericolo l'universo stesso.




RELIGIONE ISLAMICA:

ll bianco  e nero simboleggiano l'inizio e la fine, cioè i due opposti: vita e morte.
Maometto stesso,secondo i libri sacri indossava una tunica bianca sostenendo che a Dio piacesse il bianco e che il paradiso da lui creato fosse bianco.
Per quanto riguarda il nero il giorno in cui fu conquistata la Mecca il profeta indossava una tunica e un turbante neri.

Pietra Nera



L’opposizione tra bianco e nero si ritrova anche nella “pietra nera” un oggetto venerato nella religione islamica conservato nella sala interna della Ka'ba: santuario posto nel cortile della Grande Moschea della Mecca, in Arabia Saudita.
In origine,secondo la tradizione, la pietra era bianca ma nel corso del tempo i fedeli che la veneravano baciando la sua superficie lasciavano alla pietra i loro peccati.







RELIGIONE CRISTIANA


Il nero è il colore opposto al bianco. È il colore che indica l’assenza di speranza: Adamo ed Eva si vestirono con un mantello nero, dopo la cacciata dal Paradiso, segnando visivamente la loro condanna.


La visione del nero come colore degli inferi è senza dubbio esplicato ne “La Divina Commedia”:

Canto I
1 Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace.
Quando vidi costui nel gran diserto
"Miserere di me", gridai a lui.

Canto IV
11 Oscura e profonda era e nebulosa
io non vi discernea alcuna cosa.
"Or discendiam qua giù nel cieco mondo”.


Canto V
28 Io venni in loco d’ogne luce muto,

che mugghia come fa mar per tempesta,

se da contrari venti è combattuto

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.


1 Quel color che viltà di fuor mi pinse
veggendo il duca mio tornare in volta,
ché l’occhio nol potea menare a lunga
per l’aere nero e per la nebbia folta.





Fonti:







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